IL FORUM DI MONTEPARANO.COM

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Solomon
Utente Medio



Regione: Toscana
Prov.: Siena
Città: Siena


123 Messaggi

Inserito il - 20/03/2010 : 01:26:24  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Solomon Invia a Solomon un Messaggio Privato
Lucerne d’Estate

“Stelle. Ce ne sono così tante anche questa notte che mi spaventano. Non ho mai capito che cosa sono. Non sono andato a scuola, a malapena ho finito quelle dell’obbligo, ma quando diventi vecchio hai così tanto tempo per pensare che ti fai domande strane...”
Damiano si accese nuovamente la pipa, si era spenta dopo solo tre boccate: “Non l’ho caricata bene!” pensò, spingendo il grosso pollice nel camino; aveva lasciato lo scovolino in casa e rientrare per mettersi a cercarlo significava svegliare moglie e figlie, una cosa che non voleva assolutamente succedesse.
Le tre del mattino di un afoso luglio non sono un orario adatto per svegliarsi se non hai nulla da fare, o se non hai una gamba che ti fa male tanto da non lasciarti chiudere occhio.
Sollevò il pantalone di cotone fino al ginocchio: macchie scure come nuvole di un temporale chiazzavano la pelle, la sensibilità cominciava a venire meno, già le dita sembravano non esserci del tutto: “Arriveranno a tagliarmela, è inutile che tutti girino intorno alla faccenda. Credono che sia stupido da non capirlo. Lasciamoli credere questo allora!” sorrise sbuffando il fumo argento dagli angoli della bocca.
Era silenzio e pace a quell’ora, solo il frinire di grilli nascosti chissà da quale parte; la strada era vuota, così come la piazza adiacente, e l’unica luce era un singolo faro arancione che si ergeva illuminando come un proscenio.
Il silenzio venne rotto dalla campana della chiesa, un rintocco singolo che avvertiva i pochi notturni, che erano le tre e mezzo.
A Damiano piaceva sedere davanti casa a quell’ora, un po’ per il fresco della notte, un po’ per l’assenza totale di suoni e di vite umane; gli pareva quasi che nel paese ci fosse solo lui; il dolore gli impediva di dormire, ma una volta sveglio magicamente scompariva insieme al sonno; così aveva cominciato a farci l’abitudine, arrivando ad apprezzare quegli appuntamenti che erano divenuti omai routine.
“Stanno costruendo anche lì.” Pensò volgendo gli occhi verso la casa all’angolo alla sua destra, impacchettata con teloni di plastica bianca sopra una impalcatura di legno e ferro. “Stanno buttando giù tutte le vecchie case per costruirne nuove, ormai è tutta roba vecchia che non piace più o cade a pezzi…come me!” rise e subito un colpo di tosse gli scombussolò il corpo e le ferite al polpaccio ripresero a pulsare con violente fitte di dolore.
D’istinto Damiano strinse gli occhi e si portò una mano ad artigliare il ginocchio, si conficcò le unghie nella carne, a denti stretti aspettò che il dolore nuovo soppiantasse quello precedente. Ci vollero diversi ed interminabili atti perché ciò avvenisse, sentiva gocce fredde che gli imperlavano la fronte, e quasi freddo. Quanto le fitte alla gamba tornarono ad essere sostenibili, tenendo sempre gli occhi chiusi cercò con la mano destra il bastone che aveva lasciato appoggiato al tubo dello scolo alle sue spalle. “Devo entrare in casa per forza, ho capito! Mi serve acqua…” lentamente si rimise in piedi e con passi cauti che si trascinavano la gamba destra come se fosse fatta di porcellana purissima: sapeva che se avesse urtato qualcosa, il dolore sarebbe ripreso immediato e implacabile.
Rientrò in casa, davanti a sé il soggiorno buio, distinse le forme: a sinistra la cristalliera a destra il tavolo con i divani e in fondo ai due estremi della parete, due porte entrambe conducevano alla solita stanza.
“Perché tutte le porte vengono sempre lasciate aperte?”
Lentamente si avvicinò a quella di sinistra. Il russare sommesso e tranquillo di sua moglie che dormiva oltre quelle porte lo costrinse a respirare piano.
Varcò la soglia e si ritrovò nella camera da letto e dirimpetto la porta della sala da pranzo.
Vide a destra i contorni del letto e del corpo di sua moglie che dormiva placidamente; continuò ad avanzare.
E finalmente fu nella stanza accanto. Prese lo scovolino ed una bottiglia di acqua dal frigo.
Bevve avidamente e l’acqua gli diede sollievo e vigore. Un refolo fresco lo attraversò: era esattamente al centro della casa: a sinistra oltre le due stanze, la porta d’entrata e a destra alla stessa distanza, oltre il bagno e la cucina, la porta che dava verso il giardino, anch’essa spalancata.
Durò un istante, ma bastò a farlo sentire nuovamente bene.
Afferrò la borsa da pipa e si ritornò sui suoi passi.
«Damiano!» era lo voce allarmata e ancora impastata dal sonno di sua moglie.
Accese prontamente la luce e inforcò i grossi occhiali di corno nero.
«Lina, sto bene. Ho solo dimenticato il tabacco» la rassicurò lui. «Torna pure a dormire.»
«Che ora è?» chiese lei cercando di mettere a fuoco l’immagine di suo marito, come se ancora non avesse constatato del tutto la sua effettiva materialità.
«E’ ancora presto, torna a dormire. E abbassa la voce o le ragazze da sopra ti sentiranno.»
«Tu perché sei sveglio?»
«Lina, non ho sonno: mettiti a dormire!» la zittì lui brusco.
La donna risentita senza dire nulla spense la luce.
Damiano si chiuse cautamente tutte le porte che si trovò nel mezzo e poi finalmente poté tornare per strada.
Sedette sulla sedia e si guardò intorno: “E’ passato qualcuno.”
I suoi occhi corsero alla strada alla sua sinistra che cominciava in curva, era deserta e le case erano buie; a sinistra a circa una centinaio di metri la via terminava verso un piazzale oltre c’era la piazza vuota.
«Me lo sarò immaginato.» borbottò pulendo il camino della pipa.
Qualcosa catturò la sua attenzione: con la coda dell‘occhio gli parve di scorgere qualcosa, sollevò la testa di scatto e dopo un attimo sgranò gli occhi.
«Ma quella…?» balbettò.
Da una via laterale era comparsa una donna che lenta e decisa incedeva attraversando la piazza dal fondo.
Damiano si alzò in piedi e afferrò il bastone e prese a camminare verso la piazza.
Procedevano più o meno alla stessa velocità, la donna sembrava non avere fretta e con passo solenne veniva avanti.
Il piazzale era occupato sul lato sinistro dalla immensa mole della chiesa, in tufo e pietra la struttura proiettava la sua facciata verso la piazza, e Damiano accelerando il passo notò che la donna era diretta verso quella direzione.
«E’ Cornelia, la moglie del maestro Ruta!» esclamò dopo averla riconosciuta. «Ed è anche in sottana?» aggiunse scandalizzato subito dopo.
Arrivò a pochi da metri da lei, “E’malata, forse ha bisogno di aiuto, è uscita di testa…” si chiedeva avvicinandosi.
«Signora Ruta?»
Si accorse che la donna aveva lo sguardo fisso ed in estasi rivolto al frontone della chiesa, lo guardava con sincera e profonda ammirazione.
Si chiese che cosa stessero vedendo gli occhi della donna, quegli occhi grandi e neri che erano sbarrati sul portone chiuso e le due statue nelle nicchie accanto ad esso.
Il suono di un campanello attirò la sua attenzione, si voltò e dal fondo della via dove abitava, scorse il principio di una processione di figure luminose che veniva verso la sua direzione.
Preso dal panico indietreggiò verso la piazza, c’erano dei grossi cespugli di classiche puntute palme che si alternavano a classici alberi di pino; si nascose dietro uno di essi.
Da dove si trovava in quel momento, Damiano aveva davanti a sé la facciata della Chiesa con la signora Cornelia che le dava le spalle e a sinistra oltre il piazzale, la via con la sua casa che vedeva perfettamente da lì.
La fila di figure comparve poco dopo, il suono di un campanello che si ripeteva quasi meccanicamente era accompagnato da un mesto mormorio, una litania perenne; Damiano non seppe dire se era un Kyrie Eleison o un Pateravegloria, tanta era la paura che stava cominciando a provare.
Restò accovacciato, immobile e in silenzio, sbirciando tra le foglie appuntite e insidiose del cespuglio, la processione era composta da diverse persone ed anche queste indossavano la stessa sottana che indossava la signora Cornelia, e solo allora realizzò essere delle tonache bianche, ma la cosa che non riusciva a spiegarsi era perché fossero luminosi, risplendevano con la stessa intensità di una stella del cielo, ma non accecava ne infastidiva.
Man mano che la processione si avvicinava al sagrato, anche la veste dalla signora Ruta cominciava ad illuminarsi, come se fosse fatta di pura luce.
«Mio Dio, ma quelli sono… e quella…» esclamò il vecchio ergendosi in tutta la sua statura.
Tra le figure vestite di luce riconobbe i suoi genitori e sua sorella Elisabetta; poi dietro vide suo nonno e il vecchio stalliere; il figlio di suo fratello morto in guerra e quella dietro era la signorina Friuli, quella che si dice era scappata in America con un soldato e tanti altri che lui non riconobbe…
«Come può essere?» si chiese sempre più stupito e incantato.
Alcune lacrime gli scesero giù lungo e rugose guance, tutte quelle persone che se ne erano andate da tempo erano nuovamente davanti a lui, poteva uscire allo scoperto e andare incontro ai genitori e sua sorella per un abbraccio, uno solo ancora.
Perché come tutti coloro che perdono i propri cari non si è mai sazi di dirgli addio, così Damiano pensò di sgusciare oltre l’odioso cespuglio e correre incontro al suo paese così come lo era stato nei tempi andati.
La numerosa fila di persone si fermò alla base del sagrato, a semicerchio, circondando la signora Ruta che nel frattempo si era girata verso di loro; solo allora Damiano vide che tutte le figure dandoli le spalle mostravano una nuda schiena fatta solo di scarne e bianche ossa.
Sgranò gli occhi e spalancò la bocca, la mascella sporgente col suo mento quadrato schioccarono rumorosamente.
Si chiese dove erano finiti i bei volti floridi e pacifici, davanti vedeva solo scheletri immobili che accoglievano la signora Ruta.
Poi insieme salmodiando con lo stesso tono solenne, la processione riprese il suo peregrinare, preceduta da una figura che reggeva un campanello che tintinnava ad ogni passo, si diresse nella sua via scomparendo poco dopo nella sua lucentezza cosi come era apparsa alcuni minuti prima.
Damiano ritornò alla realtà richiamato dal verso stridulo di una civetta che volò nella notte posandosi sul comignolo di una casa.
I grilli tornarono inspiegabilmente a frinire.
Rabbrividendo di freddo e di paura, il vecchio si affrettò a tornare a casa, cercando di evitare le zone d’ombra; la sua via era tornata deserta e silenziosa, ma adesso gli suscitava una paura ed un terrore inspiegabili: come se da un momento all’altro, dalla curva in fondo spuntasse nuovamente una delle figure o si udisse il triste scampanellio che si faceva più vicino.
Rientrò in casa e si chiuse la porta alle spalle, poi guardò l’orologio erano le quattro del mattino: il suo pensiero andò immediatamente alla signora Cornelia.
«Amen.» disse segnandosi con la croce e ritornò a letto.









"Quod in aeternum cubet mortuum non est,
Et saeculis miris actis etiam Mors perierit"

ciro il grande
Utente Attivo



Regione: Puglia
Prov.: Taranto
Città: Monteparano


785 Messaggi

Inserito il - 01/05/2010 : 11:34:58  Mostra Profilo Invia a ciro il grande un Messaggio Privato
La scena è certamente, caro Francesco, quella di via Garibaldi con Piazza Castello e il monumento ai caduti.
Il vecchio Damiano sarà senz'altro il Signor Durante, nevvero? Perchè hai fatto morire la Signora Ruta, essendo ella ancora viva e non avendo il nome Cornelia?
Non ho capito chi fosse la signora Friuli nè che avesse, il Damiano, una sorella di nome Elisabetta.
Ti esorto, infine, a continuare con questi raccontini, con riferimenti a personaggi e storielle d'altri tempi! Ti saluto, ciao!

Ciro il grande
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Solomon
Utente Medio



Regione: Toscana
Prov.: Siena
Città: Siena


123 Messaggi

Inserito il - 02/05/2010 : 00:53:29  Mostra Profilo  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Solomon Invia a Solomon un Messaggio Privato
Un plauso Ciro perchè hai centrato la scena, ma non tutti i personaggi; giacchè ho volutamente mischiato realtà e finzione anche per esigenze narrative. Essendo monteparano un paese piccolo, è naturale individuare con facilità e naturalezza elementi comuni che possono ricondurre a persone conosciute...ti ringrazio per l'esortazione e per l'interesse che hai domostrato...

"Quod in aeternum cubet mortuum non est,
Et saeculis miris actis etiam Mors perierit"
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killer44
Utente Super




2824 Messaggi

Inserito il - 02/05/2010 : 13:54:55  Mostra Profilo Invia a killer44 un Messaggio Privato
Leggo solo ora questa discussione. Non riesco a capire come mi sia potuta sfuggire quando è stata aperta. Complimenti anche da parte mia, Solomon, veramente bella. Vorrei aggiungermi a Ciro il Grande nello spronarti a scrivere qualcos'altro sul forum. Non ti dovrebbe venire difficile accontentarci.

Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Nietzsche
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MaRe
Utente Master



Regione: Puglia
Prov.: Taranto
Città: Monteparano


1062 Messaggi

Inserito il - 02/05/2010 : 15:39:34  Mostra Profilo Invia a MaRe un Messaggio Privato
Sinceri complimenti, Solomon!
Ho trovato la tua storia molto bella e avvincente. Mi unisco a Ciro il Grande e Killer44: Continua!

http://www.youtube.com/watch?v=vuKygsysaJM&feature=related
Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre,
anche quando la persona che ci ha amato non c’è più. È una cosa che ci resta dentro, nella pelle.
(Albus Silente)
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